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Ghiande
da “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono
con Roberta Biagiarelli

Per capire se un uomo ha qualità davvero eccezionali,
bisogna avere la fortuna di potergli stare accanto
e poterne osservare le azioni lungo molti anni

 “In passato ho a lungo frequentato il teatro per l'infanzia con la Compagnia Laboratorio Teatro Settimo di Torino, interprete di primo piano del teatro italiano degli anni ’80 e ‘90. Il mio percorso professionale si è poi indirizzato verso spettacoli per adulti legati a temi storici e sociali, ma resto dell’idea che la narrazione e il teatro siano vie privilegiate per comunicare storie esemplari ai più piccoli.
Ho conosciuto il testo di Jean Giono ormai vent’anni fa, quando partecipai da spettatrice al Festival del Cinema di Animazione di Annecy (Francia): ho assistito alla proiezione del film "L'homme qui plantait des arbres" di Frédéric Back, con la voce narrante di Philippe Noiret rimanendone profondamente colpita, era il 1987.
Il pubblico in sala rimase estasiato, tanto per la bellezza delle illustrazioni dell'anziano pittore, Frédéric Back quasi ormai cieco, quanto per la  semplicità e la forza del breve racconto di Jean Giono.
Il libro "L'uomo che piantava gli alberi" è stato tradotto in Italia solo nel 1996 dalle Edizioni Salani e, grazie al successo delle vendite, ne fecero seguito svariate riedizioni.
Nella stagione teatrale 1998/1999 ho interpretato come attrice “Storia d’amore e di alberi”, una riscrittura drammaturgica del racconto di Giono ad opera di Francesco Niccolini, co-prodotto dalla Cooperativa Moby Dick di Mira (VE) e dal Teatro del Drago di Ravenna.
Oggi, ad ormai venti anni di distanza da quel sorprendente primo incontro, ho deciso di riproporre una narrazione pura di questa storia, per cercare di restituire, al pubblico in generale, la freschezza e l’attualità di quella scoperta speciale.
Come quando si torna da un amico vero dopo tanto tempo. E perché gli incontri non sono mai casuali.”

Roberta Biagiarelli

 

Nel libro si descrive la vita di Elzeard Bouffier, un pastore, solitario e tranquillo, un uomo di poche parole, che vive lentamente con le sue pecore e il suo cane. Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono incontra quest’uomo dalla personalità indimenticabile.
Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine della sua vita, egli riuscirà a compiere un’impresa che cambierà  il territorio  e la vita delle generazioni future che andranno ad abitare in quella terra.
Una metafora per raccontare il rapporto uomo-natura, una storia esemplare che ci rammenta  “come gli uomini possono essere altrettanto efficaci quanto Dio, non solo nel distruggere”.
Elzeard Bouffier, l’ostinato pastore protagonista della storia dedicherà infatti gli ultimi anni della sua vita a piantare alberi in una zona desolata e minacciata dalle opere degli uomini.
Con amore e precisione fa buchi nel terreno e ci fa scivolare dentro delle ghiande, ma non solo, alberi e sementi di ogni tipo, ben sapendo che molti di quegli alberelli piantati non riusciranno a vedere la luce.
Quello di Elzeard Bouffier è un grande progetto, far tornare l’acqua e quindi la vita in quel “deserto”.
E il sogno si realizzerà, giovani famiglie e bambini torneranno a popolare quei luoghi, i villaggi ad essere abitati, i giardini e gli orti coltivati, l’acqua tornerà a riempire ruscelli e fontane, grazie alla passione e alla tenace volontà di quest’uomo degno di Dio.

Per recitare Ghiande occorre uno spazio protetto (un chiostro, un giardino, un gazebo, un boschetto, la riva di un fiume, l’aia di una cascina o una stanza – teatro, ma può andar bene anche una biblioteca, una ludoteca).
Un impianto di amplificazione per la musica e la voce e l’assistenza di un tecnico fornito da chi ci ospita.
Se si fa dopo il calar del sole, anche un po’ di illuminazione, da concordare con la compagnia.
Il racconto, poiché la storia è intima e delicata, ha bisogno di attenzione e quindi di un numero massimo di bambini che non potrà superare le 80 unità.

Fascia d’età: 8 - 10 anni

 

Curiosità

Nello spazio prescelto insieme all’attrice ci saranno dei mucchietti di terriccio, dei vasetti di coccio, delle ghiande, acqua per innaffiare e attrezzi  da giardinaggio.
Questa attrezzatura servirà a ciascun bambino a fine racconto per piantare, secondo le indicazioni dell’attrice, il suo albero e dargli un nome, per poi portarlo a casa dentro al vasetto, aspettando che cresca…
Si consiglia di far indossare ai bambini indumenti comodi.

 

Jean Giono

Nasce il 30 marzo 1895 a Monosque, nella Haute Provenne. Leggerà da solo la Bibbia e Omero, tra l’officina del padre e l’atelier della madre. Per venire incontro alle difficoltà finanziare dei genitori, è costretto a lasciare il collegio e a diventare impiegato di banca, fino alla guerra del 1914. Nel 1919 riprende il suo lavoro e, nel 1920, sposa un’amica d’infanzia. La sua cultura, immensa, è quella di un autodidatta con una curiosità universale. Nel 1930, dopo il successo di Collines e di Un de Baumugnes, abbandonerà la banca per dedicarsi completamente alla letteratura. Giono lascerà Monosque soltanto per dei brevi soggiorni a Parigi e per dei brevi viaggi all’estero, tra cui quello che gli ha permesso di scrivere il suo Viaggio in Italia nel 1953, anno in cui ottiene il Premio Ranieri di Monaco, per l’insieme della sua opera. Nel 1954 entra a far parte dell’Accademia Goncourt e del Consiglio Letterario di Monaco nel 1963. La sua opera comprende una trentina di romanzi, tra i quali Le chant du monde, Que ma joie demeure, Un roi sans divertissement, L’ussaro sul tetto, Le molin de Pologne, saggi, dialoghi, poesie e commedie teatrali.
Giono è l’autore che ha descritto la natura, in una lingua sana e naturale e in una scrittura spoglia. E’ morto a Monosque nel 1970.


Disponibile da giugno 2007