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Il tempo della festa
racconti balcanici e musica klezmer

un progetto di Roberta Biagiarelli
testi di Elvira Mujcic e Roberta Biagiarelli
 
con Roberta Biagiarelli
e i musicisti della Maxmaber Orkestar
Alberto Guzzi – sax soprano, voce, Adriana Giacchetti – cajon, darabuka, voce,
Aleksander Altarac – chitarra acustica, voce, Max Jurcev – fisarmonica, voce,
Valentino Pagliei - contrabbasso
produzione Babelia&C.
con il sostegno di Fondazione Langer- Bolzano e Cooperazione Italiana allo Sviluppo-UTL Sarajevo


Il progetto ha preso avvio dalla mia naturale necessità di voler sondare un nuovo sentimento dei Balcani, lavoro che ho già intrapreso nelle mie due opere precedenti: la testimonianza teatrale A come Srebrenica, che ha debuttato nel 1998 e ancora oggi porto in tournée e il documentario/reportage Souvenir Srebrenica (2006), che è entrato nella rosa dei cinque finalisti al premio David di Donatello – Sezione Documentari, edizione 2007.
Se in queste mie due opere precedenti ho fatto testimonianza e cercato di fare memoria a partire dalla cronaca dei fatti di guerra, è nata in questi ultimi tempi in me l’esigenza di occuparmi della vita, della ricostruzione di una memoria positiva, della ricomposizione dei pezzi di un mondo che si chiamava Jugoslavia.
L’incontro con Elvira Mujcic, originaria di Srebrenica e autrice di “Al di là del caos, cosa rimane dopo Srebrenica”- Infinito Edizioni, è stata una felice coincidenza.

Tra l’agosto 2007 e la primavera 2008 ho raccolto una serie di conversazioni con persone che vivono in Bosnia-Erzegovina oggi, ho chiesto loro di raccontarmi di momenti di feste condivise prima dell’ultimo conflitto, non feste esclusivamente religiose, ma anche di quelle statali: la festa della Repubblica, il giorno della gioventù, il dernek, le feste di matrimonio (pilav), il primo maggio, la festa della donna e altri anniversari,  come compleanni e battesimi, nel tentativo di recuperare momenti di gioia e di memoria comune legata al cibo, agli abiti, ai luoghi, ai profumi, alle case.
Attraverso le feste vogliamo ricostruire le venature di una tradizione comune: quella jugoslava.

In questo senso sentire raccontare della Pasqua ortodossa, del Bajram musulmano o del Natale cattolico, ci ha fatto addentrare in quella che è stata la multiculturalità della Bosnia, ma ancor di più questa sensazione l’abbiamo percepita dai racconti delle feste statali, da quel carattere comune a tutti gli abitanti, indipendentemente dalla religione. E percorrendo i ricordi dei nostri testimoni, la festa della Repubblica ci appare come un grande Natale, oppure portare la staffetta e consegnarla a Tito è nella memoria di chi l’ha vissuto, motivo di orgoglio. Sul paesaggio del volto di chi racconta e torna indietro si delinea la gioia di un tempo e tutti ripetutamente ci sottolineano: “festeggiavamo tutto insieme, non ci interessava chi fosse che cosa”, come a confermare che la Jugoslavia è esistita, che un tempo tutto era possibile.
Sentire raccontare del dernek, tipica festa dei paesi musulmani oppure della festa del pilav, del primo maggio, dei mille modi di colorare le uova di pasqua, ci ha dato la possibilità di gustare un po’ di quel mondo che non esiste più e vedere la Bosnia attraverso nuovi occhi e ai nostri testimoni, forse, gli strumenti per far riaffiorare nel loro ricordo qualcosa di bello.
Abbiamo cercato di raccogliere più dettagli possibili dei riti della festa nella loro estensione cercando di lavorare per contrapposizione non più sulla memoria del dolore, ma sulla memoria della vita.
La sfida sarà quella di recuperare nelle aree oggetto di indagine e all’interno delle comunità che le abitano elementi comuni, vòlti ad abbattere stereotipi e pregiudizi, nel tentativo di ricomporre memorie condivise.
Quando Dzile di Nova Kasaba (paese vicino Srebrenica) ci racconta: “Sono stato profugo in Svizzera, dopo essere sopravvissuto al Genocidio di Srebrenica, scappando attraverso i boschi. In Svizzera sì, tutto funziona bene, tutto è in ordine, ci sono rapporti di buon vicinato, ma da noi in Jugoslavia c’era qualcosa di più…”
E’ questo qualcosa fatto d’altro che mi spinge alla ricerca e all’ascolto per poterlo raccontare attraverso lo strumento e l’agire teatrale.
Roberta Biagiarelli

 
La Maxmaber Orkestar è una  formazione musicale italo-bosniaca che nasce nel 2003 a Trieste, città che da sempre rappresenta un luogo di scambio e di contaminazione tra genti e culture diverse, porta naturale, spesso appena aperta, ma mai del tutto chiusa, tra Oriente ed Occidente. Il progetto Maxmaber accoglie e riunisce attorno a sé musicisti che guardano all'arte di strada come modello di ricerca musicale ed artistica, modello di espressione per "irrompere" in piazze, strade, feste popolari, teatri, matrimoni, festival, con la musica rigorosamente acustica dei propri strumenti e delle proprie voci.
Voci, fisarmonica, sax soprano, chitarra acustica, cajon, darabuka, violino e contrabbasso, per trascinare gli ascoltatori in un viaggio attraverso la tradizione popolare dell'Europa orientale e del Mediterraneo. Il klezmer della cultura yiddish, la musica Rom e balcanica, in particolare le sevdalinke bosniache e i canti macedoni, fino alla Grecia, al Sud Italia e al Maghreb.
Musiche in cui la gioia e la malinconia si intrecciano indissolubilmente, dove la festa è bisogno di scambio e conoscenza, musica per umanità in viaggio...
www.maxmaber.org

Percorso produttivo ad oggi
Il progetto ha preso avvio  nell’ agosto  2007, con la prima tappa di raccolta delle testimonianze del
Tempo della festa a Srebrenica, nel corso della Settimana Internazionale della Memoria organizzata dalla Fondazione Langer in Srebrenica stessa.
Nel corso di quest’anno Roberta Biagiarelli è tornata più volte (dicembre 2007, febbraio e marzo 2008) in diversi luoghi della Bosnia-Erzegovina, grazie al sostegno della Cooperazione Italiana allo Sviluppo –UTL di Sarajevo, viaggiando per città e campagne, procedendo nel lavoro di raccolta di conversazioni e testimonianze relative alle  storie di festa.
Il 17 maggio 2008 a chiusura del Convegno sui patti di Dayton organizzando dalla Fondazione Langer,  si è svolta a Bolzano il primo esperimento di lettura scenica-musicale de Il tempo della festa, si tratta di una rielaborazione di parte delle interviste raccolte trasformate in brevi racconti con l’accompagnamento musicale dei gruppo Maxmaber.
E’ questo il punto di partenza per il lavoro drammaturgico che porterà idealmente all’allestimento di uno spettacolo teatrale con debutto previsto nell’estate 2009.
I Maxmaber sono i compagni di viaggio ideali, nella condivisione di un viaggio tra musica e parole, con l’obiettivo di rievocare il sogno di un passato che esiste ora solo in immagini furtive, ricreate dal racconto di chi c’era, di chi è poi passato attraverso la drammatica esperienza della  guerra, e ha oggi il desiderio vitale  di ricordare il proprio passato individuale e collettivo.
Si prevede che lo spettacolo definitivo in cerca di produzione possa coinvolgere almeno  tre/quattro  attori di diversa nazionalità, regia e  scenografia  sono  da definire, per la parte musicale è già coinvolta la Maxmaber Orkestar.