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Resistenti
Leva militare ‘926

di Roberta Biagiarelli, Francesco Niccolini, Franco Sprega
Prefazione di Ascanio Celestini
Foto di Lucia Baldini

Con interventi di Giacomo Verde e Paola Pedrazzini
Edizione Titivillus

 

… e poi a Perugia parcheggio in un parcheggio che si chiama Parcheggio Partigiani che si chiama così perché sta vicino a Piazza Partigiani ma io penso che sembra che in questo posto ci parcheggiano i partigiani e tutti gli anni per il 25 aprile li tirano fuori per portarli in giro nelle scuole e in televisione e nelle interviste sui giornali per fargli raccontare di quanto erano bravi loro a liberare l’Italia dai tedeschi e dai fascisti e poi il 26 aprile li rimettono al Parcheggio Partigiani fino al prossimo anno e allora mi viene da pensare che i tedeschi e i fascisti hanno proprio vinto la guerra perché per tutto il resto dell’anno ci stanno i figli e i nipoti dei fascisti e gli amici dei fascisti e certe volte i fascisti stessi in persona a comandare in questo nostro paese che si ricorda di essere antifascista solo un giorno all’anno e tutto il resto dell’anno uno se ne può pure andare in giro a fare il saluto fascista per la strada e dentro agli stadi di calcio in diretta televisiva che tanto non gli dicono niente pure se sessantenni fa ci avevano detto che era un reato fare quel gesto da deficienti.
dalla prefazione di Ascanio Celestini

 

Non so quando l’ho detta la parola cartavelina, non mi ricordo neanche di averla detta, ma c’era Francesco Niccolini accanto a me e l’ha raccolta.
Ed è proprio così, quel che resta a guardarli dei Partigiani oggi: fogli di cartavelina.
Questi uomini e queste donne sono ormai vecchi.
Hai paura che ti si spezzino a stringergli la mano, che ti sgretolino di colpo, e, invece, i superstiti sono solidi e nell’animo leggeri.
Mi ha segnato il conoscerli ed è stato un piacere andare nelle loro case, che sono come cucce. Piccole, spesso modeste. Senza lussi, senza sfarzo, segno di una vita normale, oserei dire ordinaria dopo gli anni fulgenti della loro Resistenza: un lavoro, una moglie, in alcuni casi figli e nipoti.
Franco Sprega, con grande generosità, ha condiviso con me e Francesco la passione per i suoi luoghi della Resistenza, e gli affetti che lo legano da anni a quelle persone normali e straordinarie.
I Resistenti ti guardano e nei loro occhi vedi una luce speciale, è qualcosa che si nomina con difficoltà.

Fare per me Resistenti è rendere omaggio al loro disinteressato coraggio di uomini e di donne. È provare a dir loro grazie con quello che so fare: raccontare storie ad altri uomini e altre donne.
Storie piccole e sostanziali. Perché è dalla somma di queste che si fa la Storia.
Affinché da quel mondo dove vanno le cartaveline ci continuino ad arrivare gli echi delle loro voci.

 

da Quello che resta della Leva militare ‘926 di Roberta Biagiarelli