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Figlie dell'epoca

Figlie dell'epocaIl 28 aprile 1915, in piena prima guerra mondiale 1.136 donne di tutta Europa e dall'America si auto-convocavano all’Aja per la diffusione di una cultura di pace. Figlie dell'epoca è lo spettacolo di e con Roberta Biagiarelli che racconta quella straordinaria esperienza.
 
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 L'Altra Opera, Giuseppe Verdi agricoltore

Due attori ci guidano alla scoperta dell’Altra Opera di Giuseppe Verdi: quella che lo vede impegnato, per tutta la vita, in una intensa attività agricola. Dal suo essere e definirsi “paesano delle Roncole”, Verdi si fa proprietario terriero: innovatore e testimone delle sorti dell’Italia Unita legate allo sviluppo dell’agricoltura.

Lo scopriamo custode geloso del proprio giardino e degli animali, attento osservatore delle condizioni di vita dei contadini, meticoloso amministratore.

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Falluja

Una donna vestita di nero
La donna racconta di una sera imprecisata di alcuni anni fa.
Una sera qualunque di come si vive e si muore a Falluja, Iraq, 50 chilometri da Baghdad.
Un blindato con quattro marines a bordo: una normale azione di pattugliamento.
Normale, se non accadesse l'imprevisto che scatena l'incubo, sangue, morte e una notte tragica. Eppure una notte e un incidente come ne accadono così tanti in Iraq che non merita neanche un articolo di giornale.
È la cronaca tutt'altro che eroica della lunga notte cui sono destinati una donna irachena, cieca, e un soldato americano, costretti ad attraversarla insieme.
Notte scabrosa, livida, surreale, eppure ormai inarrestabile: parole, preghiere, desideri, un tè d'acqua sporca, passioni, ricordi, rimpianti e una quantità di violenza smisurata, a portata di mano di un uomo e di una donna che, in condizioni di vita meno surreali, mai si macchierebbero delle azioni che si troveranno a compiere in questa notte, fino a un epilogo destinato a lasciare - in tutti - molto amaro in bocca.

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Il Poema dei monti naviganti

Dal libro La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz
Edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore
 

 Vogliamo raccontare alcuni degli Eroi che Rumiz ha scovato, come un rabdomante individua una sorgente d’acqua, come un cacciatore che non può fare a meno di correre dietro alla preda.

Noi attori, nomadi per definizione, vogliamo prestare corpo e voce per farci interpreti di chi vive e lavora nelle terre del silenzio. Andare anche noi in esplorazione dentro i paesaggi percorsi, viaggiati, sudati da Rumiz con il passo lento e antico, di chi oggi, come noi, viaggia il teatro fuori dai grandi rettilinei, per dare voce a quell’umanità fatta di paesaggi, canzoni, gusti, pensieri, paure , incontri, radici... per riuscire a raccontarli con lo stupore e la meraviglia di ciò che una volta trovato resta prezioso e perdura.
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Incantadora
Cucina e memorie di una filibustiera

La casa volante dove si muove l’Incantadora è un luogo magico, un po’ gitano e un po’ stravagante… Gli ospiti vanno per ascoltare le storie della padrona di casa, i suoi racconti che si muovono tra l’appetito e l’amore, confidenze tra la cucina e il salotto: bocconi cucinati come fossero ingredienti e tratti dalla letteratura internazionale, amalgamati in gustose ricette, pezzi di storie serviti come portate tra lo svaporare dei sensi.
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Resistenti
Leva militare ‘926

Questo è un racconto da fare in dialetto, un dialetto grasso e sorridente, perché è una storia contadina, vino rosso, faccia larga e unghie sporche... Ma il dialetto io l’ho dimenticato.
Questo è un racconto da scrivere in versi perché narra di gesta, cavalieri armi e pochi amori, di uomini e donne che tutto diedero e nulla ebbero in cambio. 
Ma per la poesia non c’è più tempo

 

Lavorare sulla Resistenza. Raccontare la Resistenza. Sessant’anni dopo.E provare a rispondere sempre alla stessa domanda: cosa resta?Ma, dato che a noi nati troppo tardi, normalmente, resta ben poco, tocca ripartire dal vuoto e dallo smarrimento: niente ideologie, nessun partito, nessun apparente invasore. Un racconto corale, e popolare, da opera, tra Verdi Puccini Bizet Bellini. Non c'è ordine, il tempo va e viene, morti e vivi stanno tutti alla stessa tavola. E una donna, sola, canta. Canta il tempo, canta il pianto, canta la libertà che così disperatamente i diciottenni di allora - nella più paradossale e antieroica delle crociate di bambini che mai si combatté - seppero difendere. E consegnarci. Dimenticarli sarebbe atto indegno.


Debutto aprile 2006, Teatro Verdi di Fiorenzuola d'Arda, Piacenza

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Reportage Chernobyl
L’atomo e la vanga. La scienza e la terra

Più mi addentravo nella storia di Chernobyl, più mi rendevo conto che quello che stavo annotando sul mio notes non era né il presente né il passato, ma il futuro
Svetlana Aleksievic

Le storie non le cerchi, sono loro a trovarti: è sempre così.
Un incontro. Un libro illuminante: la voce di quegli esseri umani che, a vario grado, hanno vissuto sulla propria pelle "il più grande disastro tecnologico del XX secolo".


Debutto luglio 2004, Festival Inequilibrio - Castiglioncello, Livorno

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A come Srebrenica

Le persone di Sarajevo si chiedono quanti anni, e quanti milioni di altre vittime, ci separano dal giorno in cui nomi come Gorazde saranno celebrati come Guernica e Marzabotto, e si faranno grandi film sul loro martirio.
Adriano Sofri, Lo specchio di Sarajevo

 

Intorno al 9 luglio 1995 l'armata serbo-bosniaca attacca la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante. L'offensiva si protrae fino all'11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo-bosniache entrano in Srebrenica. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi. Ma il massacro si 9.000 civili è solo l'epilogo di una storia iniziata tre anni prima, una storia di Assedio.


Debutto luglio 1998 - Festival Il teatro e il sacro, Arezzo

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