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L'Altra Opera, Giuseppe Verdi agricoltore

opera in 3 atti

di e con Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani
drammaturgia Renata M. Molinari
musicista Daniele Rossi
collaborazione artistica Massimiliano Speziani
consulenza biografica Corrado Mingardi
consulenza musicale Giuseppe Martini
disegno luci Giovanni Garbo
produzione Le Terre Traverse, Babelia & C., La Corte Ospitale
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna
e
Fondazione di Piacenza e Vigevano
con il patrocinio di Federculture

 

 

Nel 2013, in occasione del Bicentenario della nascita (1813-2013) di Giuseppe Verdi, di certo particolare attenzione sarà rivolta alla produzione lirica del Maestro e, tuttavia, la sua multiforme personalità è interessantissima anche per molti altri aspetti, meno indagati e conosciuti: in particolare la sua attività di imprenditore agricolo, insieme alle sue iniziative di benefattore e alle vicende che lo implicano nella storia del Risorgimento e che legano Giuseppe Verdi, genio che appartiene all'umanità intera, alla sua terra.

Fra le immagini una vita di successi musicali, di consolidamento economico, di prestigio internazionale e autorevolezza nella vita politica dell’Italia Unita.
Eppure, nel ricordare la sua carriera musicale, il Maestro non può non fare riferimento
alla sua campagna: “tutte le mie opere, tranne le prime, le ho scritte a Sant’Agata, non derogando mai dalle mie abitudini solitarie e contadine. Dove sono solito vivere,
nulla mi può distrarre. Mi ritempravo uscendo solo, per le mie terre ed occupandomi col massimo piacere di agricoltura”.

Verdi , indiscusso architetto della pagina musicale e della sua resa scenica , è anche l’unico e vero architetto della casa dove vive con l’amata Giuseppina Strepponi ed è “creatore” delle sue terre, in tutti i sensi. Dai piani di irrigazione, alle macchine per realizzarli, alla cura del bestiame, alla cura degli stessi fittavoli, pur nella meticolosa, a volte aspra verifica della contabilità. Una cura e una creazione che vanno oltre la rivendicazione di essere padrone a casa sua, e sembrano piuttosto riguardare le radici stesse del suo fare e la difesa di un territorio umano condiviso.
Commissiona lavori, più di duecento operai sono impegnati nella fabbrica e nel risanamento di cascine. “ sono lavori inutili per me – dirà il maestro – perché queste fabbriche non faranno che i fondi mi diano un centesimo più di rendita; ma tanto tanto, la gente guadagna, e nel mio villaggio la gente non emigra”.

Ed eccolo, l’uomo maturo, in un continuo andirivieni fra i due territori della sua creazione: quello teatrale e quello agricolo: Teatro alla Scala di Milano, Teatro la Fenice, Roma, Napoli, Parigi, Pietroburgo, Il Cairo... e intanto compra poderi – il Pulgaro, Castellazzo, il Cornocchio, Scandolara... fino a possedere 1.220 ettari di terra. Nei suoi viaggi il Maestro incontra artisti, trova libri, compra piante e strumenti agricoli. E la “strada di ferro” che lo porta e riporta nel suo incessante andare si carica di piante, fiori, macchine, cibi, vino... In tutto questo movimento Verdi è sempre in compagnia di “una voglia feroce di tornare a casa”, consapevole che “E’ impossibile trovare località più brutta di questa, ma d’altra parte è impossibile che io trovi per me ove vivere con maggiore libertà; poi questo silenzio mi lascia tempo a pensare.” In tale silenzio i filari di pioppi segnano la prospettiva del viaggio e della memoria; così il giardino costruito con la sua Giuseppina si dilata, lasciando intuire paesaggi nuovi e antiche radici.
In un simile giardino dilatato – dalle aie delle cascine alle tavole dei palcoscenici – forse c’è posto anche per semplici viaggiatori teatrali: attori che si confrontano con il costante operare del maestro, cercando i legami fra il giovane all’ombra del gelso e l’anziano dal volto rosso per il sole, l’abito nero e il sigaro puzzolente, scoprendo, nella propria esperienza, i legami fra le “selve” drammaturgiche del maestro, le partiture tracciate sulle pagine e i disegni dei lavori agricoli , le trame delle immagini verdiane che da sempre ci accompagnano.

Nel caso di Roberta Biagiarelli e di Sandro Fabiani la molla scatta dalla scoperta dell’Altra Opera del maestro: quella che lo vede impegnato, per tutta la vita, in una intensa attività agricola, attività di proprietario terriero, riformatore e innovatore. Custode geloso del proprio giardino e degli animali, attento osservatore delle condizioni di vita dei contadini, meticoloso amministratore. Questo omaggio teatrale all’Altra Opera di Giuseppe Verdi, è volto a valorizzare l’architettura immateriale umana scritta, come fosse uno spartito musicale, sulla terra, e alla quale Verdi lavorò incessantemente per tutta la vita.
Un racconto per cercare di farlo nostro.

NOTA: Lo spettacolo intende mettersi in relazione con le associazioni già presenti sui territori dove verrà fatta la replica e che già incarnano il genius loci Verdiano, ad esempio: bande, corali, musicali, singoli cantanti e appassionati verdiani per integrarli all’interno della rappresentazione stessa.

Per ulteriori informazioni
: +39 338 8591387/ +39 333 5295854
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