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Resistenti
Leva militare ‘926

 

con
Roberta Biagiarelli
un racconto di
Francesco Niccolini
e Roberta Biagiarelli
memoria storica
Franco Sprega
ritratti partigiani
Lucia Baldini
video
Giacomo Verde
luci
Giovanni Garbo
con la collaborazione di
Marina Basso
e Alessandro Pigazzini
una produzione
Fiorenzuola Teatro
e Babelia&C.


Questo è un racconto da fare in dialetto, un dialetto grasso e sorridente, perché è una storia contadina, vino rosso, faccia larga e unghie sporche...
Ma il dialetto io l’ho dimenticato.
Questo è un racconto da scrivere in versi perché narra di gesta, cavalieri armi e pochi amori, di uomini e donne che tutto diedero e nulla ebbero in cambio.
Ma per la poesia non c’è più tempo.
Avrei voluto che fosse il racconto di tutti coloro che la vita persero in quella guerra feroce e senza senso. Ma di fantasmi è già pieno il teatro e oggi voglio ricordare i vivi e ciò che di loro ancora resta, in vecchie case vuote e solitarie.
Questo è il racconto di un inverno senza precedenti, molti anni lungo, e di una via –Emilia, la volle il romano imperatore–, di un borgo il cui nome suona come fiore incerto, e di valli fiumi montagne, belle e aspre, che nascosero al mondo quel piccolo popolo di resistenti. Un popolo decimato che dovette combattere la più tragica guerra dei bottoni che la nostra terra ricorda.
In questa terra cerco le tracce di uomini e donne, adulti che diedero la vita per libertà e salvezza, ma trovo solo i volti di adolescenti che non sono più, e forse non ci sono mai stati, sfioriti prima del tempo, generati nella stagione dell’odio e della follia, ghiacciati nella neve.

Lavorare sulla Resistenza. Raccontare la Resistenza. Sessant’anni dopo. E provare a rispondere sempre alla stessa domanda: cosa resta? Così abbiamo provato a indagare una terra – la provincia piacentina – e una serie di paesi: Fiorenzuola, Bobbio, Travo, Peli, Coli, Morfasso. Come sempre ti capita in questi casi, finisci con lo sprofondare nella mappa che stai disegnando: prima non capisci, non ricordi, non colleghi, poi cominci a mettere i primi nomi, i volti, le date. Se hai fortuna trovi storie esemplari, che ha senso raccontare. Che hai bisogno di raccontare. Abbiamo avuto fortuna.
Doveva essere la fulminante storia di quei due anni, è diventata la faticosa, trentennale guerra dalla marcia su Roma alla Liberazione. Vista da Fiorenzuola diventa una storia che non riguarda
i massimi sistemi, ma uomini, gli uni contro gli altri armati. Pieni di contraddizioni, incertezze, debolezze. Storia di famiglie, di Montecchi contro Capuleti, storie grasse di vino terra e sangue.
Storie in dialetto, dove è difficile distinguere lacrime e risa. Storie di ragazzi che non avevano neanche vent’anni e che ora ne hanno ottanta. Storie di cartavelina. Storie senza salvezza. “Resistenti” racconta in modo scarno e antieroico come i soli ragazzi italiani che non erano ancora stati chiamati alle armi, quelli delle classi ’25 e ’26, il giorno che toccò a loro andare a combattere – non più per l’Italia ma per la repubblica di Salò – quei ragazzi scapparono sulle montagne e divennero partigiani. Fu una storia di ragazzi, diciottenni e diciannovenni. Pazzi e incoscienti come si può essere solo a quell’età. È la storia di Nando, deportato in un campo di annientamento; quella di Eligio, che non fu fucilato e ancora non sa perché; quella della Pierina detta Stèlla; e quella di Stalin, che suonava la tromba nella banda e che sapeva a memoria tutta Casta Diva…
Con questo racconto abbiamo imparato a ricordarli, tutti, i resistenti, come furono allora e come, chi non se n’è andato prima, sopravvive oggi. Un racconto corale, e popolare, da opera, tra
Verdi Puccini Bizet Bellini. Non c’è ordine, il tempo va e viene, morti e vivi stanno tutti alla stessa tavola. E una donna, sola, canta. Canta il tempo, canta il pianto, canta la libertà che così disperatamente i diciottenni di allora - nella più paradossale e antieroica delle crociate di bambini che mai si combatté – seppero difendere. E consegnarci. Dimenticarli sarebbe atto indegno.
Francesco Niccolini


Lo spettacolo ha debuttato il 1 aprile 2006 al Teatro Verdi di Fiorenzuola

Il libro Resistenti. Leva militare ‘926
di Roberta Biagiarelli, Francesco Niccolini e Franco Sprega, con la prefazione di Ascanio Celestini, è pubblicato da Titivillus.